Primavera…tempo di allergie!

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La metà della popolazione che soffre di allergie ha conseguentemente anche episodi allergici agli occhi; congiuntiviti allergiche, spesso accompagnate da riniti nasali che creano prurito e starnuti.

I soggetti maggiormente a rischio sono individui che in passato hanno avuto  dermatiti atopiche o con familiari portatori di allergie. I sintomi di questo malessere si sviluppano nell’infanzia e di solito entro i trenta anni e colpiscono entrambi gli occhi con: arrossamento, gonfiore delle palpebre, occhi rossi, prurito, lacrimazione eccessiva, presenza di follicoli associati a un intenso bruciore. Solo in rari casi si trasforma in minaccia invalidante per la vista, comunemente è una condizione temporanea associata a disturbi stagionali o fattori esterni.

Le condizioni allergiche oculari vanno divise in due forme; acuta e cronica. La forma acuta è caratterizzata feroci pruriti accompagnati da palpebre che si gonfiamo talvolta fino alla totale chiusura mentre la cronica presenta sintomi meno invadenti che si protraggono per lunghi periodi come; arrossamenti, fotofobia e locale irritazione.

Le congiuntiviti allergiche si suddividono in:

Congiuntivite Allergica Stagionale: è la sintomatologia maggiormente diffusa, si associa alla febbre da fieno con il polline e la fioritura degli alberi come causa portante ed ha transitori episodi di arrossamento e lacrimazione. Per evitare questi allergeni si consiglia di non uscire a metà mattina e nel primo pomeriggio orari dove i pollini sono maggiormente presenti. Durante le giornate ventose utilizzare occhiali da vista o sole.

Congiuntivite Allergica Perenne: anch’essa particolarmente sentita, presenta i suoi sintomi durante tutto l’anno essendo causata da fattori esterni sempre presenti: acari della polvere, muffe, fumo, profumi, forfora degli animali domestici e talvolta dal cibo. I tipici disturbi che ne conseguono sono, oltre al prurito, rossore accompagnato da una lacrimazione anomala. Il trattamento farmacologico usualmente scelto sono gliantistaminici, da preferire quelli in gocce a quelli per via orale che possono causare secchezza oculare. Per ridurre gli effetti di queste sostanze irritanti vanno tenute chiuse le finestre di casa e l’uso dell’aria condizionata, tramite apparecchi perfettamente puliti, evita il riciclo degli allergeni. Se il problema deriva dalle muffe utilizzare un deumidificatore. Per sedare i fastidi derivati dagli acari, lavare spesso le lenzuola con acqua calda. Per quanto riguarda la forfora degli animali evitare la posa della moquette, non farli entrare in stanza da letto e lavarsi sempre le mani dopo averli coccolati.

Congiuntivite Allergica Atopica: rara, interessa giovani uomini (pochissimo presente nel sesso femminile) coinvolge palpebre con screpolature profonde ricoperte di croste e squame. Per i casi gravi si arriva alla formazione della cataratta (10%) o della cecità.

Congiuntivite Allergica Gigantopapillare: affligge i portatori di lenti a contatto e protesi oculari oltre che gli asmatici. Con pruriti e secrezioni purulente si ha una grande intolleranza alle lenti.

Dermatocongiuntivite Allergica da Contatto: causata da ipersensibilità da;colliri, cosmetici, punture d’insetti e profumi. Spesso ne derivano congiuntiviti acute. Per tutti quelli che soffrono tramite le sostanze chimiche dei colliri, sono consigliate gocce prive di conservanti.

Cheratocongiuntivite vernal (VKC):  è una rara (colpisce 1 persona su 10.000 abitanti) congiuntivite allergica cronica ad eziologia sconosciuta, che  esordisce nella prima decade di vita, colpisce i maschi 3 volte più delle femmine, presenta riacutizzazioni nel periodo primavera/estate (da cui il termine Vernal), migliora con la pubertà e generalmente si risolve entro i 20 anni. Il termine di  MALATTIA RARA si adotta per quelle malattie che colpiscono meno di 5 persone su 10.000. La VKC è diffusa prevalentemente in regioni dal clima caldo e temperato come il Bacino del Mediterraneo, la Penisola Arabica, il Pakistan, l’ India ed alcuni Stati dell’Africa Equatoriale (1,2). Si calcola che in Italia vi siano almeno 5.000 pazienti  affetti. I sintomi oculari della malattia sono quelli classici della congiuntivite allergica (prurito, bruciore, lacrimazione, senso di corpo estraneo), ma con una fotofobia (fastidio alla luce) ben più spiccata, tanto da obbligare i piccoli  malati ad utilizzare quasi a permanenza l’occhiale da sole e a limitare l’attività all’aperto con i propri coetanei, con conseguenze sul piano psicologico che si possono immaginare. La sintomatologia si protrae anche in estate  (mentre la ben più diffusa congiuntivite primaverile da pollini si esaurisce verso la fine della primavera), e la terapia a base di farmaci anti-infiammatori non steroidei ed antistaminici (sia locali che sistemici) è efficace solo nelle forme meno  severe, a differenza della classica pollinosi primaverile, che risponde bene alle terapie.  I segni oculari che l’oculista rileva con i suoi strumenti sono un arrossamento della parte bianca dell’occhio (iperemia congiuntivale) e la formazione di papille (formazioni nodulari costituiti da aggregati di cellule infiammatorie grandi da mezzo a 3 millimetri) localizzate o in sede tarsale superiore (cioè nel versante interno della palpebra superiore) o in sede limbare (il limbus è quella zona anulare  che circonda la cornea, quella struttura trasparente su cui i portatori di lenti a contatto appoggiano la lente); talvolta queste formazioni papillari sono così voluminose (anche 1 centimetro!) ed indurite da provocare lesioni corneali (dalle semplici abrasioni alle gravissime ulcere), e una intensa sintomatologia dolorosa. La cicatrizzazione delle ulcere corneali può determinare un deficit permanente della vista, in parte anche dovuto all’astigmatismo irregolare difficilmente correggibile con occhiali, al cheratocono, alla cataratta indotta dalle prolungate terapie cortisoniche in collirio. I segni patognonomici (cioè estremamente significativi per porre diagnosi di VKC) sono nella forma tarsale le papille giganti ad “acciottolato”, e nella forma limbare gli infiltrati gelatinosi multipli accompagnati da concrezioni calcaree all’apice delle lesioni. L’interessamento corneale può essere presente in tutte le forme sotto forma di cheratite puntata superficiale, mentre le ulcere corneali sono più frequenti nella forma tarsale. Un altro segno caratteristico di questa malattia è un marcato allungamento delle ciglia superiori (anche 2 cm), oltre alla presenza di abbondante e denso muco nel film lacrimale e tra le papille della palpebra superiore. La terapia si basa essenzialmente sull’utilizzo di colliri cortisonici (Desametazone, Clobetasone, ecc), di lacrime artificiali con mucolitico, di colliri antistaminici e di colliri con inibitori della degradazione mastocitaria (Disodiocromoglicato). Recentemente è stata proposto, per le forme resistenti alla terapia tradizionale, l’utilizzo di colliri a base di farmaci immunosoppressori: Ciclosporina e Tacrolimus (FK-506).